csaba 22 marzo 2018

DOHA E LA SCOPERTA DELLA MERAVIGLIA

Cinque giorni intensi, romantici e gourmet al tempo stesso; il piacere di partire in inverno e sbarcare a primavera inoltrata. Hotels di lusso e menù in grado di sorprendere il palato. Il cielo trapunto di stelle e la magia di un viaggio solo per due. Ecco il diario personale dei miei giorni in Qatar.
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Lo ammetto – prima che l’Ente del Turismo mi proponesse il Qatar come destinazione, non avevo mai considerato questo piccolo emirato come meta di un viaggio (romantico e gourmet) a due. E avevo certamente sbagliato.
Mentre in questi giorni Doha è sotto i riflettori internazionali per via dell’International Food Festival (il QIFF, che si chiude domenica 25 marzo) a gennaio questo minuscolo angolo di paradiso si è presentato ai miei occhi come un’autentica scoperta, che mi ha lasciato il desiderio di tornare.

Sono partita con mio marito un venerdì sera da Malpensa – il volo con Qatar Airways è molto comodo perché è diretto e impiega poco più di cinque ore. Il tempo a bordo è passato rapido, in quel modo in cui passa quando ci troviamo da soli e, stemperata la nostalgia di aver lasciato i bambini a casa con i nonni, iniziamo a prendere consapevolezza della libertà che ci attende. Un film, qualche pagina di giornale, un po’ di chiacchiere, uno spuntino e sei già a destinazione. La sorpresa più bella è stata il ritrovarsi nella notte tiepida di Doha, poco prima della mezzanotte, a guardare le stelle e la luna, grande e vicinissima.

 

Doha è una città davvero ricca di cose da fare, e da vedere. Ma se siete più propensi a vacanze in completo relax, sappiate che qui troverete anche quello (hotels sulla spiaggia, spa super attrezzate, campi da golf, crociere giornaliere verso isole meravigliosamente verdi e tranquille). La città sul mare unisce in un unico colpo d’occhio architettura araba, lunghe spiagge pulite e uno skyline di grattacieli moderni. Da piccolo Paese dedito alla pesca delle perle, oggi grazie alle immense risorse messe a disposizione da gas e petrolio (i suoi abitanti sono i più ricchi al mondo) il Qatar offre arte, intrattenimento, servizio accurato e ottima cucina. È un luogo sicuro (la criminalità è a zero) e molto ben organizzato. Ideale anche per famiglie con bambini.
Circondato dal mare limpido del Golfo Persico, propone hotel internazionali e ristoranti eccellenti, molti dei quali portano la firma di celebrity chef come Alain Ducasse, Gordon Ramsey, Jean Georges Vongerichten, Wolfang Puck, Vineet Bhatia – che con le loro stelle Michelin hanno portato l’alta cucina internazionale ad affacciarsi su una delle mete più interessanti del Medio Oriente.

 

Tra l’embargo e l’orgoglio
Il Qatar, nonostante l’embargo che da quasi un anno lo isola dal poter avere rapporti commerciali (e non solo) con gli Emirati Arabi Uniti, è sotto i riflettori internazionali come meta del momento. Sarà Doha a ospitare il Campionato Mondiale di calcio nel 2022 e non si può davvero dire che non si stia preparando seriamente. Il nuovo aeroporto, la metropolitana, decine di alberghi bellissimi (che non costano affatto una follia) e centinaia di strutture ricettive a ogni livello che crescono in altezza dal giorno alla notte. Se il progresso si misura con gli investimenti – il Qatar rappresenta a tutti gli effetti un prospero futuro. La nostra guida ci spiega che qui non c’è disoccupazione. Né si pagano le tasse. Il welfare è impegnato nel favorire le famiglie: un uomo ha una media di tre mogli e almeno una decina di figli, quindi tutto si adegua per far fronte a queste grandi famiglie e alle loro necessità: aree dedicate, grandi parchi, scuole e sanità. C’è tutto. Ed è tutto (o quasi tutto) gratis per i residenti: dal laboratorio creativo pomeridiano per bambini nella ex Fire Station sino agli ingressi al museo e alle proiezioni di alcuni film.

 

Il melting pot culturale passa dalla cucina
Sono venuta qui per mangiare: è pur sempre un viaggio di lavoro, giusto? E quindi partiamo per questa meravigliosa avventura gastronomica, che sarà puntualmente intervallata con visite culturali e una gita inaspettatamente avventurosa sopra le dune (letteralmente) del deserto.
Che il cibo sarà il nostro fil rouge lo si capisce dal programma, certo, ma la conferma arriva appena scesi a colazione al W Doha, l’hotel dove abbiamo alloggiato. La pasticceria è francese, il pane appena sfornato (e di almeno dieci tipi diversi) il buffet offre molto di più di quanto si possa desiderare. Alzarsi da lì lasciando la tazzina che il nostro cameriere riempie doviziosamente di caffè ad ogni giro è impegnativo. Ma siamo qui per andare oltre.

La prima tappa, se avessimo mai avuto bisogno di rompere il ghiaccio, è il ristorante Idam di Alain Ducasse. Si trova all’ultimo piano del museo islamico, il MIA, costruito a bordo acqua. La grande vetrata dà sull’azzurro limpido segnato appena dalla linea di demarcazione tra acqua e aria. I tavoli sono ampi, ben distanti, meticolosamente apparecchiati. Capisci che sei nel posto giusto quando ti spiegano il tovagliolo in grembo e, mentre apri la carta, il carrello del boulanger si avvicina con diversi tipi di pane al taglio e inizia a spiegarti tutto. E vorresti uno di tutto. Ma è il menù degustazione ad attenderci: iniziamo con un piccolo paté di pollo servito in crosta. Poi il pesce locale – hammour selvaggio con zaalouk di melanzana. Ma il piatto forte è il brasato di cammello servito con foie gras e tartufo nero. Per finire, un soufflé di datteri. Non si beve vino (strano, per un ristorante francese, vero?) perché qui la religione lo vieta. Quindi a ogni portata arriva in tavola un diverso mocktail: cocktail analcolico che da Ducasse preparano con frutta di diverso colore ridotta a sorbetto. Un’esperienza particolare, da provare (si beve, quindi resistete alla tentazione di mangiarlo come un gelato, anche se ve lo portano in una coppa che lascia qualche dubbio). Il caffè ce lo servono in terrazza. Vorrei stare qui ancora due ore, ma è tempo di andare.

Il pomeriggio viene dedicato alla cultura. Il MIA è molto bello, anche se non troppo ampio come museo. Vale comunque una visita anche solo per l’architettura, che è davvero spettacolare, con spazi ampi e vetrate a picco sull’acqua.
Terminata la visita, il nostro autista ci porta verso il centro. Doha è una città che si può definire nuova, intatta, con ampie zone in grande espansione. Basta fare un giro per capire subito che qui si vive molto bene: il melting pot culturale è notevole, poiché dei poco meno di 3 milioni di abitanti solo il 10% circa è qatariota.
Qui i grattacieli scintillanti fanno ombra alle imbarcazioni tradizionali di legno, un tempo utilizzate per pescare nel Golfo, oggi adibite a intrattenimento dei turisti per crociere serali con musica e buon cibo (noi non l’abbiamo fatto, ma ci hanno raccontato questa esperienza come molto bella, soprattutto se scegliete come destinazione la famosa “banana island”).

La nostra cena è un altro capitolo gourmand (ovviamente). Dentro l’hotel W Doha, dove alloggiamo in una bellissima e grande camera, c’è il Market by Jean-Georges, ristorante informale ma decisamente chic, replica nell’atmosfera di quello parigino in Avenue Matignon. Lo chef da tre stelle Jean Georges Vongerichten offre un’esperienza sensoriale particolare e piatti che attraversano la cucina internazionale. Io ho mangiato il polpo caramellato. Mio marito un salmone accompagnato da verdure. Il gelato con i popcorn al caramello sembra fuori dalla portata del palato adulto, invece ho scoperto che ci può stare. Dopo cena, se avete voglia, salite al primo piano, dove si balla sino a notte inoltrata.

 

Un thé nel deserto (letteralmente)
Mi hanno preso grazie all’effetto sorpresa. Gita nel deserto con la jeep, thé in una tenda tipica, pranzo a base di cucina locale in un camp a bordo acqua. Perché no? Mi vesto comoda e sportiva. E mentre lo faccio, fortunatamente, non so ancora che di lì a un’ora salirò sul dorso di un cammello e poi terrò sul braccio un falco. La jeep lascia l’hotel e prende l’autostrada verso il deserto e l’Inland Sea – il luogo magico dove il mare incontra la sabbia in un’esplosione di bellezza naturale. La prima tappa è ai bordi del deserto. Ci offrono un thé e ci propongono, per poche monete locali, un giro in cammello. Mi fa un po’ paura ma provo. Dopo il cammello è la volta dei falchi. Poi ripartiamo. Noto che l’autista sgonfia le gomme della jeep, ma ancora non comprendo il reale motivo. Sarà solo qualche minuto dopo, lanciati a quella che a me sembra una velocità folle sopra le dune, che quel momento mi tornerà in mente come l’attimo in cui avrei dovuto fare qualcosa. Ma è troppo tardi. Sobbalziamo, saliamo e scendiamo a capofitto. Più di una volta temo che l’auto si ribalti ma – ovviamente – non succede. L’autista è esperto, si prende cura di noi, tuttavia continua a spingere sull’acceleratore, spiegandoci che la velocità serve a non scivolare giù. Magra consolazione. Sono più lieta del fatto che, nonostante tutto, riesco a mantenere un certo autocontrollo. Ma quando davanti a noi si stagliano le tende del Regency Sealine Camp sto decisamente meglio. Scendiamo dall’auto e ci togliamo le scarpe: la sabbia fine e l’acqua azzurra ci aspettano. Il pranzo viene servito dentro la tenda principale: una grande selezione di cucina locale, con carne e pesce, molta verdura, spezie, pile ordinate di riso, dolci tipici e pane arabo. La gente qui sorride sempre: sono tutti cordiali ed estremamente disponibili. Dopo pranzo ci sistemiamo in una tenda in spiaggia e notiamo qualche famiglia locale che è qui per il week end. Si sta bene. Penso che vorrei essere qui con i miei figli, perché per i bambini il Qatar è un posto davvero perfetto.

 

Come Alice nel Paese delle Meraviglie
Ci sono molti hotel degni di nota a Doha, ma uno dei più particolari è sicuramente il Mondrian Hotel, che offre un’atmosfera davvero “da fiaba”. Entrare al Mondrian Hotel e perdersi in un sogno come Alice in Wonderland è un tutt’uno: lo spazio è stato magistralmente interpretato dall’architetto Marcel Wanders per rendere esagerata ogni sensazione, ovunque vi troviate. Già entrando nella hall, interamente bianca, avrete la sensazione di esservi ridotte nelle dimensioni, perché il resto è in taglia gigante. Un’opera d’arte che raffigura un grande vaso dorato sotto il quale non potrete resistere al farvi scattare una fotografia (la mia è nella gallery) o la gigantesca scala che… non porta da nessuna parte. Sale e basta. Potreste scegliere questo hotel per il vostro soggiorno contando sul fatto che è stata qui anche Paris Hilton nel 2018, o solo semplicemente perché la SPA firmata E’SPA è una delle più belle che io abbia mai visto. Se entrate solo come ospiti non residenti, concedetevi un dolce e un caffè, o una tazza di thé, seduti alla Magnolia Bakery (clone di quella americana). Oppure coccolatevi prenotando un tavolo a pranzo o a cena. Vi diranno di venire qui per Morimoto, ma io vi consiglio un tavolo al CUT, dello chef rinomato e stellato Wolfang Puck. Entrando, lasciate cadere l’occhio sulla cucina a vista alla vostra destra: il pane viene sfornato al momento, la brigata di cucina lavora in modo efficiente per creare ogni giorno una carta degna del nome dello chef che ha cucinato al party dopo l’assegnazione degli Oscar del Cinema. Cosa ordinare? La carta è meravigliosa. Io ho preso il salmone al vapore Hong Kong Style. Come dolce, la baked alaska per il quale lo chef è famoso: una vera opera d’arte. Nella gallery la foto di quella che ho mangiato io. Non dimenticate il caffè, perché arriva con le vere friandises francesi. Non si può perdere.

 

L’ultima notte sotto un cielo di stelle persiane
Quattro giorni passano davvero in fretta, così dopo molte altre avventure gastronomiche (e 4 chili presi in 4 giorni, oh sì) siamo giunti all’ultima sera. Destinazione: il Souq Waqif, cuore pulsante della città, dove tra bancarelle all’aperto e negozi stretti tra le calli umide si trova davvero di tutto: abiti tradizionali, tappeti, pappagalli e conigli, falchi addomesticati, spezie, gioielli, oggetti per la casa, antiquariato di buon livello e anche tanta plastica a poco prezzo. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Si cammina attaccati l’uno all’altro, a tratti la quantità di gente, i profumi forti e lo scendere della notte sopra ogni passo sembrano dare alla testa. C’è qualcosa che ti spinge a voler voltare l’angolo, una sensazione mista di curiosità e di freno che si mescolano tra loro. Fa caldo, ma l’aria è fresca. C’è tantissima gente, eppure a tratti sembra di essere un punto isolato nel silenzio. La preghiera della sera scandisce con il suo lungo mormorio il passaggio tra la luce e il tramonto. La piazza ampia si gremisce di gente, i bambini corrono in giro.  Lo street food è davvero ovunque, ma appena fuori dalla grande ressa, le donne locali dispongono semplici tavoli con sopra grandi contenitori caldi che rimestano di continuo. Dentro ci sono crene di cereali e di carne che assomigliano, nel gusto, a semolini speziati. Te li porgono con un cucchiaio bianco di plastica. Lo assaggio e sento un gusto straniero che il mio palato rifiuta a priori, ma che al contempo mi affascina. Mi sono fermata, immobile, a guardare la gente mangiare avida da quelle scodelle tutte uguali. La nostra destinazione, per quella sera, era altrove. Una piccola porta che definisce il punto di inizio di un lungo corridoio di specchi e dà accesso alla sontuosa sala del Parisa Souq Waqif – qui la cucina persiana è fatta davvero a regola d’arte. Il locale è ampio e ha sale appartate decorate come ne Le Mille e una Notte. Io consiglio un tavolo accanto alla fontana, al centro del locale, dal quale captare tutto il via vai della gente, i piatti, i profumi. Se siete indecisi, andate sul classico e ordinate il kebab misto della casa: non ve ne pentirete. La carta dei dessert è ampia, oltre al classico thé persiano, servito nella tipica teiera, ho scelto il gelato allo zafferano, che è l’emblema del locale.

La notte è fredda a gennaio in Qatar, ma i profumi di spezie che animano il souq la scaldano e le danno carattere. Non si può partire senza pensare di voler tornare, presto.

 

 

 

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14 commenti
Arianna |

Mi hai davvero incuriosito con questo reportage! Non so se i paesi arabi saranno mai una meta per i nostri viaggi, ma aspetto con ansia la ricetta del gelato allo zafferano per immergermi nell’atmosfera esotica che mi hai fatto vivere con il tuo racconto! Grazie!

Silvia |

Magistralmente scritto, fa sognare, ma irraggiungibile. Comunque felice per voi Csaba!

francescap |

Troppo sfarzo, troppo per me soprattutto per le mie tasche…

Francesca |

Cara Csaba , credevo di essere li con te in questo paese fantastico …….. le tue parole mi hanno fatto emozionare e fatto conoscere un paese sconosciuto . Spero di poterlo visitare con la mia famiglia .
Grazie di cuore .

csaba csaba |

Ne sono contenta Francesca – i viaggi inizioano sempre con un sogno. Non importa se ci andrai tra un mese o tra qualche anno… per ora ci sei stata con la fantasia, e per me questo è sempre l’inizio di un vero viaggio. Chi visita un luogo di cui non sa nulla, non è un viaggiatore, ma semplicemente un turista…

Elena Tordi |

Cara Csaba, devo proprio andare a visitare il Qatar da anni conosco questo luogo meraviglioso attraverso i racconti dei miei clienti “ Qatarini” . A dicembre ho ricevuto un invito speciale dal Consolato che ha sede a Milano per la festa Nazionale del Qatar . Per loro l’ospitalità è sacra tanto che Sarah la figlia maggiore del console H.E. Fahd Ibrahim A.A. All-Mushairi mi ha fatto degustare il caffè Ghawa insieme ai datteri è un rituale della cultura araba segno di autentica ospitalità . Devo ricredermi anch’io su alcuni preconcetti, complimenti per la descrizione del tuo meraviglioso viaggio augurandoti la buona notte inizio il mio sogno pensando alla tua fiaba nel Qatar ⭐️🌙⭐️🌙⭐️🌙⭐️🌙⭐️🌙

Dalila |

WOW WOW e ancora WOW!!! Meraviglioso! Stupendo! Grazie Csaba per avermi portata con te con il tuo racconto e le tue foto…perché in Italia non si vive cosi bene??? So per certo che non potrò mai permettermi un viaggio come questo ma poco importa se ci sei tu che ci fai sognare e ci coinvolgi in ogni tua avventura.

csaba csaba |

Cara Dalila, grazie per il tuo bellissimo commento! Sì è un Paese che mi ha stupito positivamente. E sono felice di averti portato lì con la fantasia – è sempre l’inizio di un viaggio!

Marina N |

Bellissima avventura in particolare sulla jeep lanciata a folle velocità 😂😂😂 io sarei morta di paura! Un giretto sul cammello non mi dispiacerre così come un bel gelato allo zafferano..non è che ti sei fatta dare la ricetta?

csaba csaba |

Certo che me la sono fatta dare la ricetta marina… sarà sul blog a giugno – o meglio, appena il clima decide che si può superare i 20 gradi… 🙂

Lalla |

Csaba non farci aspettare così tanto!! Sono troppo curiosa di provare questa ricetta, mi intriga tantisssssimo!

Milena1981 |

Una descrizione da Mille e una notte, che invoglia a partire, d’emblée con la fantasia e poi, chissà, con le valigie…
Grazie, buon pomeriggio e al prossimo reportage 😄

csaba csaba |

Grazie Milena, è bello pensare che leggendo il mio racconto possiate essere trasportate lì un po’ anche voi…

Milena1981 |

Proprio così, sei davvero coinvolgente nel raccontare…
A proposito, colgo l’occasione per farti i complimenti anche come ambasciatrice L’Oréal per la linea Botanicals: lo shampoo al coriandolo è delizioso!
Grazie di tutto e buon lavoro 😉