csaba 25 Gennaio 2019

RIDURRE, RISPARMIARE, RICICLARE

Ridurre e risparmiare: più che un obiettivo, dovrebbe essere uno stile di vita. Non pensate? Da molti anni sono diventata “reducetariana” e ho fatto il possibile per applicare le 3 R (ridurre, risparmiare, riciclare). Ma sento che potrei fare meglio. E voi?
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Questo è l’ultimo anno prima di entrare negli anni ’20. Mi fa una certa impressione. Nel 2020 io avrò 50 anni, e solo qualche tempo fa mi sembrava una data proiettata semplicemente nel futuro. Invece, adesso, è qui dietro l’angolo. È una data importante per molti versi, il 20-20, ma io oggi voglio limitarmi a una riflessione personale, da condividere con voi (a proposito, sapete che in questo salotto passano circa 150mila persone al mese? Dobbiamo decisamente aumentare il servizio di tazzine da thé!).
Il mio obiettivo per il 2019, sopra ogni altro, è impegnarmi in modo ancora più concreto nell’essere reducetariana a tutto tondo. Quella dei reducetariani, se volete chiamarla moda, sembra essere intelligente, perché punta a una antica virtù: la parsimonia, e riduce la carne senza l’obiettivo di eliminarla del tutto.

We reduce!” è il motto di questo nuovo movimento alimentare, etico e ambientale, creato da Brian Kateman, ricercatore della Columbia University, già diffuso sul blog Reducetarian.org e nel libro “The reducetarian solution”. L’idea è molto semplice: tanto da aver semplicemente dato un nome a qualcosa che esiste da sempre, o meglio è esistito per secoli, fino al boom economico che ci ha reso “carnivori”.
L’obiettivo è di ridurre il consumo di prodotti di origine animale – non eliminarli del tutto – in un percorso che non porta a nessuna scelta radicale o posizione oltranzista, ma ad un cambio di abitudini che significa prima di tutto salute per tutta la famiglia e per l’ecosistema. Come si comincia: provando un po’ alla volta e non tutto d’un colpo, cercando il proprio equilibrio.

Questo concetto mi sta particolarmente a cuore perché uno dei crucci della mia esistenza riguarda lo spreco. Sì, lo so, adesso molte di voi staranno dicendo “io non butto via mai niente”. Brave. Ben fatto. Ma, ne siete sicure? Intendo dire, siete sicure di non contribuire a vostro modo comunque allo SPRECO, ossia alla dispersione inutile di cibo, oggetti, materiali che semplicemente avrebbero potuto essere impiegati in altro modo, oppure non essere prodotti affatto? Perché io, tempo fa, avrei alzato la mano schierandomi dalla parte dei virtuosi, ma oggi non ne sono più così convinta. Mio malgrado, io spreco. Pur facendo attenzione. Quindi, voglio impegnarmi a ridurre questo spreco, perché se lo facessero tutti, il problema rientrerebbe entro i limiti della gestibilità.

RIDURRE, per me, significa innanzitutto consumare meno. Comperare meno (non sono particolarmente brava, in questo, lo dichiaro: devo proprio stare attenta). Mangiare meno (meno carne, meno pesce, meno formaggi, più verdura, più cereali, più frutta, più semi…) Scartare meno confezioni, pur abitando in città.
Cortesie per gli Ospiti (il programma al quale partecipo come giudice da qualche mese) ha contribuito a rendere nota una battaglia che porto avanti da anni: quella contro la plastica. Chi fa la raccolta differenziata lo sa: anche se la detesti, il bidone della plastica di casa si riempie comunque. Quella che odio di più è ovviamente quella monouso con la quale si creano alcuni oggetti (peraltro bruttissimi) come piatti e posate di plastica, o cannucce. Nella mia casa non entrano. Poi viene quella che contiene l’acqua minerale (anche se a volte le bottiglie sono riciclabili…). Infine, quella degli imballi inutili: il latte, le uova (io compro solo quelle nel cartone, senza plastica) e gli ortaggi (sempre meglio acquistarli sfusi e non messi sopra vassoi di plastica o polistirolo). Facendo un minimo di attenzione, si può ridurre molto il proprio consumo di plastica.
Comperando meno e mangiando meno si ottiene la seconda delle 3 R. RISPARMIARE. Non solo perché la vita è già cara di per sé e mettere da parte qualcosa in più (se ci si riesce) è sempre utile, ma anche come esercizio per evitare lo spreco che facciamo semplicemente per disattenzione. Vedo altre mani alzate… Certo, molte di voi lo fanno già. Ma sicuramente non tutte. Io non voglio mettere un tetto alla mia capacità di rinunciare a quello che non mi serve (anche se, spesso, per arrivarci davvero, devo pensare e considerare due volte).
Quando acquistiamo siamo spesso vittime di sconti (reali o messi lì per attirarci) e di desideri che poi si riveleranno passeggeri. Riflettere prima di comperare è essenziale.

Infine, RICICLARE. Non solo la plastica, ma ogni materiale possibile e – soprattutto – i piccoli avanzi. Riciclare significa dare la possibilità a qualcosa di avere una seconda vita. Una mezza porzione di insalata che diventa la base per quella nuova. Un riso basmati che finisce in una zuppa l’indomani. Verdure cotte in padella o al forno che diventano la base di un curry. Un petto di pollo avanzato domenica, con cui creare una insalata per pranzo. Sono sicura che in questo molte di voi sono davvero brave. E da qui parto per riciclare anche la plastica (che va sempre raccolta a parte e messa nei bidoni gialli o in quelli che il vostro Comune fornisce) ma anche la carta, e il vetro. Moltissimi oggetti, in casa, possono ambire a una seconda vita. E tutto ciò che non desideriamo tenere più, non va semplicemente buttato, ma messo nel posto giusto. Alcune cose che noi non amiamo più, serviranno ad altri. E il meccanismo virtuoso del riciclo ci farà sentire meglio. Ed essere migliori.

Ditemi, siete contente delle vostre 3 R? O potete condividere con me, con noi, in questo salotto, qualche consiglio per arrivare all’obiettivo? Io ne metto alcuni miei, 7 consigli per fare meglio:

  1. basta acqua nella plastica (solo vetro o depuratore)
  2. #noplastic in casa (piatti, cannucce & co. se servono usa e getta… sono di carta)
  3. no alle uova con la plastica nell’imballo
  4. no al latte, spremute o altro nella plastica
  5. sì al riflettere e comperare meno. Mi serve davvero? Forse no…
  6. sì a non buttare, ma ricilare il più possibile il cibo eventualmente avanzato
  7. sì a risparmiare mangiando meno (fa bene al bilancio familiare, alla linea, al pianeta)
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50 commenti
Patrizia |

Buongiorno, il concetto del riciclo per ridurre gli sprechi lo trovo molto intelligente, dovrebbe essere non solo una necessità ma uno stile di vita. A casa nel nostro piccolo, sul posto di lavoro. A scuola sarebbe bello se si tornasse ad insegnare educazione civica. Lei Csaba ha dato dei consigli per quanto riguarda il cibo, sarebbe interessante allargare il discorso anche per i prodotti che utilizziamo per le pulizie, per l’igiene personale. Dovrebbe essere una responsabilità partire da ognuno di noi prima di tutto ma mi auguro che le aziende grandi e piccole riescano a fare molto di più. Un impegno che non può più essere rimandato.

K@ti@ |

E come dice Cannavacciuolo….ADIOS!!

Luisa-mamilu |

Buongiorno Csaba come hai detto a qualche amica più giù cerco di dare il buon esempio ai miei bambini. Anche a scuola si cerca di evitare gli sprechi di cibo, partendo dalle feste, e portando ciò che si può consumare, senza esagerazioni. Stiamo imparando ad eliminare le cannucce e ad usare la borraccia invece delle bottigliette quando andiamo in giro, i bambini rimangono davvero sconvolti nel vedere le immagini di mari e mari di plastica e gli effetti che creano sui poveri pesci e non solo. Anche se la plastica è davvero difficile da elimare, appena butti via un saccone eccone già pronto un altro. Cerco di comprare anch’io prodotti sfusi e solo sacchetti di stoffa per la spesa. Sto imparando a non comprare oggetti inutili o vestiti magari doppioni, solo perché di moda…come si dice là moda ritorna sempre e tanti abiti ancora nuovi di anni prima reinventati diventano sempre perfetti. Adoro poi sferruzzare e quando ho tempo mi diletto a realizzare qualche bel maglione. Quanto al cibo, cerco di sfruttare al meglio le materie prime e se avanza ad es la pasta al ragù dalla domenica, ecco che diventa una bella pasta al forno per la sera successiva, da un pollo possibilmente giallo e non cadaverico come quello pompato, ricaviamo un buon brodo e un arrosto…le verdure avanzate diventano in buona torta salata o un crostino appetitosi, le nonne insegnano, e mi piacerebbe molto leggere un bel libro di un’economia domestica per imparare sempre più. Grazie come sempre per i tuoi post di grande ispirazione. Buona domenica sera. Luisa

Maria Elena |

Cara Csaba, anch’io mi alleo a te in questa lotta. Se posso aggiungere un punto di riflessione: alcuni composti della plastica che contiene i cibi, possono contaminare il cibo stesso e creare problemi di salute. Io cerco di comprare tutto sfuso e comunque trasferisco sempre i formaggi e gli altri alimenti grassi nei miei bei contenitori di pyrex. Ne ho una collezione, ma questo e’ un’altro problema… 🙂

Emanuela M.C. |

Riciclare– da qualche parte avevo letto che la base di questo è dare almeno una seconda vita alle cose: i sacchetti del pane vanno bene per l’umido, idem i nuovi sacchetti per la spesa. I tappi di plastica poaaono essere riciclati dalle Parrocchie per vari scopi i tappi di sugheri che raccolti servono persino per fare abiti (visto in Tv). A Berlino e, non è uno scherzo, fanno addirittura tazzine con i fondi del caffè (visto su Linea Verde Rai 1). E il cibo avanzato? E’ vero come suggerisci anche tu riutilizzarlo il più possibile. Per esempio: con le briciole dei biscotti che restano nei sacchetti perchè non fare un’ottima torta? Bisognerrebbe sempre pensare a tutte le opportunità che può dare il cibo. Per esempio: con i ciuffi verdi dei rapanelli o i gambi dei cippollotti non si può fare nulla? Bisogna proprio buttarli nell’umido inesorabilmente? Grazie.

K@ti@ |

I ciuffi dei rapanelli si aggiungono alle rape in cottura e i gambi dei cipollotti sono ottimi nella frittata…di cipolle

Barbara |

Buongiorno Csaba,
mi ha fatto molto piacere leggere questo articolo, anch’io sto cercando di migliorare il mio impatto sulla Terra e, tra le altre cose, ho deciso di eliminare la plastica anche dai miei vestiti! Quindi niente più poliestere e schifezze simili ma solo fibbre naturali e possibilmente biologiche. Più qualità e meno quantità!
Un caro saluto.
Barbara

csaba csaba |

Cara Barbara, ottimo consiglio. La plastica purtroppo è veramente ovunque… io per ora ho dichiarato guerra agli imballaggi. poi, poco a poco, mi occuperò anche del resto. Il poliestere comunque l’ho sempre evitato il più possibile perchè mi dà fastidio sulla pelle. Buon fine settimana.

elisaorbi |

Cara Csaba, grazie per questo post.
Mi trovo spesso a parlare e discutere con amiche e colleghe del problema che minaccia il nostro pianeta e la nostra salute, non sempre però mi trovo davanti a persone veramente sensibilizzate al problema purtroppo.
Per conto mio, ho smesso totalmente di mangiare carne e pesce, non eliminando i derivati, quindi posso definirmi vegetariana.
Questo mi ha spinto a cucinare di più e meglio, a reinterpretare gli avanzi e dare più valore a verdura, frutta, cereali e legumi.
Ho anche smesso di portare bottiglie d’acqua sul posto di lavoro, ma riempio la borraccia a casa, così risparmio al pianeta una bottiglia al giorno, che alla fine dell’anno è una cifra non indifferente!
Il mio ultimo traguardo sono gli spazzolini da denti in bamboo… Ancora non li ho provati, mi arrivano settimana prossima, ma sono completamente biodegradabili e se vogliamo dirlo molto carini!!!

Maria Luisa Mottola |

Buon pomeriggio cara Csaba, le tre erre devono diventare proprio una regola, per poter stare meglio, per dare un giorno un mondo più pulito alle nuove generazioni, io ho cominciato a ridurre l’uso di bottiglie di plastica, quando faccio la spesa non prendo il sacchetto del supermercato, porto alcune borse di tela , non amo i tovaglioli di carta, che sono pratici, ma anche li c’è troppo spreco, sono tornata a mettere in tavola grazie ai tuoi consigli il tovagliolo di stoffa che trovo bellissimo! Per quanto riguarda l’alimentazione, mangio molta verdura, ho un piccolo orto, mi piace raccogliere quello che in ogni stagione può offrirmi, anche io vado al supermercato però non amo acquistare frutta e verdura li, preferisco il banco del mercato! Grazie per questo bellissimo post ! Un saluto a tutte!

Dalila |

Cara Csaba io odio la plastica! Proprio non la sopporto, chi mi conosce non mi offre mai un caffè in un bicchierino di plastica. Da circa cinque anni finalmente a Noto è arrivata l’indifferenziata, finalmente reciclamio! Io cerco di reciclare ma soprattutto di risparmiare il più possibile, adoro il pulito e voglio un mondo più pulito per i miei figli e così incomincio dalla nostra casa e dalla nostra alimentazione.

Grazia |

Si, si puà davvero cominciare a ragionare in questo modo. Ottimi incoraggiamenti cara Csaba 🙂

Elena |

Un comportamento assolutamente condivisibile. Anche io da qualche anno sto applicando le 3R e devo dire che mi sento meglio, e si può anche fare con facilità 🙂

Daniela Camera |

Mi fa sorridere come ho sempre più l’impressione di “evolvermi” conformemente a lei nel tempo. L’ho scoperta nel 2010 grazie ad Alice, durante le pause di studio universitario seguivo qualche puntata de “Il mondo di Csaba”, mi affascinava quella coniugazione fra buon cibo, amore per la mise en place e l’innata grazia nei gesti. Ma soprattutto ad intrigarmi era la ricerca e la cura per le materie prime, per me dapprima esigenza fisica (per motivi di salute) e poi dell’anima. Credo che le buone abitudini portino sempre ad altre buone abitudini. Sono cresciuta in campagna anche io, mangiando abitualmente frutta e verdura dell’orticello che mio nonno aveva creato a casa dei miei genitori e che mio padre tutt’ora cura, con le uova delle gallinelle cresciute lì e la carne presa direttamente dal contadino. Ma erano gli stessi anni in cui la vera consapevolezza alimentare era filtrata dall’inflazionante presenza di prodotti industriali pseudosalutari edulcorati da avvincenti pubblicità. Gli stessi in cui l’aumento degli imballaggi e la diminuzione delle dosi in essi contenuti ha contribuito non poco a portarci a dover addirittura proclamare la nascita di un movimento per fare ciò che dovrebbe essere insito in ognuno di noi: non sprecare e riciclare, rispettare aggiungerei.
Se dapprima si pensa che un dolce sia salutare solo perché fatto in casa, poi si comprende che è comunque essenziale guardare alle materie prime che si usano, il modo in cui si cuoce e la quantità che se ne mangia. Mi sono rispecchiata a pieno in Good Food e in Honestlygood,usciti proprio quando sentivo il bisogno di fare un passo più in avanti nella ricerca di un benessere psicofico che però non divenisse ossessivo ed insostenibile. Sono stati il mio sostegno. Sono continua fonte di ispirazione e conforto.
Così mi sono trovata inconsapevolmente Reducetariana, in modo imperfetto ma costante e crescente. Sperimentare nuovi sapori, che spesso vuol dire riscoprire quelli dimenticati negli scorsi due decenni, inevitabilmente porta ad approcciarsi diversamente al cibo, al modo di cucinarlo e alla sostenibilità dello stesso. E, quindi, a porre attenzione anche alla provenienza, all’imballaggio, al modo per non sprecarne – anche perché mangiar bene costa di più. Per me è diventato come un circolo vizioso positivo. Io sto meglio se riesco a far stare un pò meglio ciò che mi circonda e ciò che nel mio piccolo posso influenzare. Non sempre il risultato è quello voluto. Ma fortunatamente fare la raccolta differenziata, usare la macchina il meno possibile, portare sempre dei sacchetti di stoffa in borsa e riciclare i sacchetti bio per la frazione umida, come consultare le etichette dei prodotti domestici o evitare inutili consumi energetici e di acqua sono abitudini a cui non faccio neppure più caso.
Molto meno facile deve essere per Lei applicare questa filosofia di vita nel mondo dello spettacolo e paramediatico che si basa essenzialmente sulla patinatura e sull’induzione al consumismo. Riuscire a diffondere il concetto di bello e di buono, nella cucina come nella moda, con il giusto equilibrio. E’ questo, secondo me, che La rende speciale.
Ps: la mia spesa davvero reducetariana però non è a Km 0, perché è ancora quella nell’orticello che ha istituito mio nonno o al mercato del paesello (100 km di distanza, ahimè) che faccio quando quanto “torno a casa”

csaba csaba |

Cara Daniela, che bel messaggio il suo – mi ha fatto davvero molto piacere leggerlo. Sono contenta di sapere che, al di là dello schermo e della pagina scritta, il mio pensiero arriva e nutre altri pensieri.
Tutto quello che descrive è ben fatto e assomiglia molto a ciò che faccio io. Che ieri sera mi vergognavo, al supermercato, a comperare le fragole fuori stagione, che oggi userò per un servizio fotografico che uscirà ad aprile. A volte la vita lavorativa fa compiere gfesti diversi da quelli che faccio nella vita vera. Ma è il mio lavoro, e lo richiede. Come il set di Cortesie per gli Ospiti richiede che io mangi ciò che mi viene proposto. A prescindere.
Quanto al km zero, non ne sono una grande fan. E’ spesso un modo “di moda” per parlare di “cibo locale”. 100 km non sono un viaggio. I fagilini invece che ieri mattina erano sui banchi del mercato sotto casa mia, e che arrivano dal Senegal, non hanno ragione di essere mangiati ora. Come i pomodori di serra contivati in modo intensivo. ciò che dobbiamo combattere, con il nostro atteggiamento, è l’inutile. E’ questo il vero spreco.

K@ti@ |

Cara Daniela, mentre la leggevo speravo avesse un blog personale perché il modo in cui ha descritto il suo modo di pensare/vivete mi ha appassionato, peccato che poi toccando il suo nome non si è aperta nessuna pagina, l’avrei letta volentieri.

Daniela Camera |

Grazie k@ti@, sono parole che fanno molto piacere, soprattutto a chi come me ha spesso l’esigenza di scrivere, ma difficilmente riesce ad esternarare pensieri e sensazioni,quindi finisce per tenerle su un pezzo di carta sparso qua e la. E pensare che mio fratello è mio marito mi ripetono sempre di creare un blog ed io non li ho mai presi sul serio ☺️

Cristina Bertoncello Brotto |

Cara Csaba buon inizio di settimana a te e a tutte le signore di questo stimolante salotto. Concordo pienamente su quanto ha condiviso nel blog. Ognuno di noi, nel proprio piccolo, può contribuire a dare una mano a questo pianeta sempre più maltrattato. Il problema plastica è uno dei più importanti. Continuo a guardare il ciglio delle strade piene di bottiglie, lattine ed immondizie varie gettate alla rinfusa da gente incivile. Purtroppo quello che è un patrimonio di tutti per alcuni è cosa di nessuno che si può imbrattare. Quando vado a fare la spesa, ho sempre con me le borse per riporla e ne ho un paio di ripiegabili sempre anche nella mia borsa personale. Come te, se vado in farmacia, sono abituata a riporre le medicine senza avere ulteriori sacchetti. Acquisto la verdura, senza imballaggi, al Km 0 e mi stupisco quando arrivano persone senza un sacchetto. Al supermercato acquisto proprio il minimo indispensabile. Purtroppo, anche se ne faccio poco uso, pure io non trovo il latte nella bottiglia di vetro. Nel campo cosmetico, prediligo prodotti senza parabeni, che facciano bene al nostro pianeta. Nonostante lo ami tantissimo, vivendo in pianura padana – zona inquinatissima – limito l’uso del caminetto, soprattutto nelle giornate in cui vi è bassa pressione ed allarme per le polveri sottili. Da noi da anni si pratica la raccolta differenziata, grande gesto di civiltà, quindi sono abituata a suddividere i vari materiale che poi possono essere riciclati. Cerco di non sprecare il cibo perché mi dà altamente fastidio e consumo molta verdura e cereali. Un po’ meno frutta nel periodo invernale ahimè. Il pane ce lo facciamo in casa la domenica e poi lo mettiamo a congelare per averlo per tutta la settimana. Cercherò comunque di migliorarmi, perché credo che vi sia ancora molto da fare. A presto e grazie per questo bellissimo post.

csaba csaba |

Cara Cristina, anche io come te vivo nella bella e inquinata pianura padana. Il latte nel vetro lo trovo solo a volte – ma esiste il latte nel cartone riciclabile che è sempre meglio della plastica. Ora sto scegliendo un riìubinetto per filtrare l’acqua, in modo da non doverla acquistare più nelle bottiglie (ho anche scoperto una marca che consegna nel vetro a domicilio senza grossi costi aggiuntivi, che mi oiace molto). Cerco di fare tutto ciò che posso, sapendo che non è risolutivo – ma aiuta. Come si dice: diamo il buon esempio!

Simonetta |

Che bello questo post, sono d’accordo con quello che dici. Personalmente se potessi comprerei sempre poco, spesso e quello che serve, fresco. Purtroppo il pane lo compro una volta a settimana, ne prendo uno di semola di grano duro che ci piace molto e che surgelato e scaldato sembra appena fatto. È l’unico che sopporta molto bene questo procedimento senza perdere in sapore e croccantezza, uso quello che mi serve, spreco pochissimo. Al limite ci faccio dei crostini per qualche vellutata o lo frullo per la panatura. Gli avanzi li riciclo sempre. Il problema è l’acqua. Essendo la mia zona contaminata dai PFAS usiamo l’acqua in bottiglia per cucinare, per cui bottiglie di plastica a iosa, mi piange il cuore. Quelle sane di vetro ce le portava, quando ero piccola, l’omino dell’acqua a domicilio raccogliendo i vuoti. Erano bottiglie da litro, veramente poco se penso a quanta ne uso, sarebbe una spesa molto alta. Gli imballaggi li detesto pure io, anzi quando faccio shopping in più negozi non mi faccio dare altre borsine, cerco di farne una unica.

csaba csaba |

Cara Simonetta, sì anche da me l’acqua in vetro arriva da litro. E costa un po’ di più di quella nella plastica, è vero. Ma credo che il tuo caso sia particolare, vivendo in una zona contaminata. Per gli imballaggi, invece, servirebbe una legge che vieta alle aziende di incartare tutto più volte. Anche lo zucchero, io compro se posso sempre quello nella carta. Ma molti di quelli integrali sono venbduti nella plastica. Ma perchè? Immagino per l’umidità… Insomma, i Governi dovrebbero rifletterci. Servono direttive veloci: anti-spreco, anti-plastica, anti-coseinutili.

Simonetta |

Bravissima, concordo! Bisognerebbe fare una legge che incentivi le aziende a produrre meno imballaggi o perlomeno imballaggi ‘responsabili’. Noi consumatori possiamo scegliere in base alla nostra sensibilità e alle nostre tasche, ma se i governi intervengono su questo è meglio. È un po’ come la questione del cibo negli Stati Uniti. Ci sono stata 10 anni fa, magari qualcosa è cambiato, ma vedere la coca cola a 1 dollaro al litro, rispetto a oltre due dollari per un quarto di litro è assurdo. Morale: compravo un litro di coca a un dollaro e buttavo, un muffin bastava per due. Più mangi meno spendi, con tutte le conseguenze a livello sanitario che ne derivano. In questo caso come governo metterei una legge. Non è giusto che mangiare sano e nelle dovute porzioni sia un privilegio di pochi.

Flavio |

Ciao, ho letto con molto interesse e piacere questo post e tutti i commenti sotto. Mi ha girato il link mia moglie. Sono d’accordissimo su tutto… mio nonno già 40 anni fa lavava i sacchetti di plastica e li stendeva ad asciugare con le mollette insieme ai panni, per riutilizzarli fino a farli diventare brandelli. Aggiungo un pensiero: io cerco sempre e con tutte le mie forze di applicare questi ragionamenti reducetariani all’utilizzo di luce, acqua e gas… in casa, o ovunque mi trovi. Se entro in un bagno di un bar e trovo la luce accesa, quando esco la spengo… non faccio scorrere l’acqua inutilmente (caso tipico quando ci si lavano i denti) e quando posso, ovvero sempre ad eccezione della doccia, uso l’acqua fredda… analogamente con l’uso del gas. La produzione e il trasporto di luce acqua e gas ha impatti enormi … io uso energia elettrica a km 0 😀 grazie a pannelli fotovoltaici sul tetto, acqua a km 0 grazie ad un pozzo (chiaramente non tutti possono fare l’una o l’altra cosa) ed ho eliminato l’utenza del gas usando l’induzione e riscaldatori elettrici ad alta efficienza… ci provo… non è per niente facile ed è una “lotta” continua… ma ne vale la pena, penso. Saluti a tutti, e continuate così! (spero di non essere andato fuori tema)

Nives |

Interessante…. Ti seguirò in questo buon proposito!
Nives

Amanda Deni Rossotibetblog |

Brava come sempre! E vorrei riuscire a mangiare meno in quest’ottica ma proprio per questa mia naturale inclinazione, mi ritrovo spesso a finire le porzioni dei miei figli, con i naturali risultati ( lol). Sono crescita con la cultura del risparmio e del riciclo, con un nonno che riparava ombrelli e costruiva, riparava, rammendava, rivitalizzava qualsiasi cosa.
Ad esempio io consumo l’ acqua del rubinetto, la mia famiglia beve quella che prendiamo al distributore di paese, che raccogliamo in bottiglie di vetro. L’olio esausto di fritture, scatolette e conserve sott’olio, lo raccogliamo in contenitori appositi per essere poi smaltiti nella piattaforma ecologica, altrimenti lo recuperiamo in bottiglie di plastica riciclate e poi smaltite nella spazzatura indifferenziata e mai nel lavandino. Negli ultimi anni sto cercando di convertirmi ad utilizzare l’abbigliamento con tessuti naturali , che una volta lavati in lavatrice non producano le microplastiche che poi finiscono nel mare. Le batterie scariche, smaltite negli appositi contenitori cosi come il sughero dei tappi delle bottiglie. Ho un orto e creato la compostiera in cui dispongo la frazione umida per poi concimare la terra. Anche con i vasi si possono ottenere le aromatiche, delle buonissime fragole e prediligo gli acquisti al chilometro zero, non disdegnando affatto la grande distribuzione.
Questa filosofia la vivo anche nel recupero di mobili e suppellettili a cui dono una nuova vita, ma questo me lo tengo per il prossimo tuo post che riguarderà magari questo argomento. Buon lavoro, tesoro . P.S martedì arriva il libro . Baciotto
Amanda Deni di RossoTibet blog

Gabriella |

Concordo pienamente,è da tempo che provo solo acqua di rubinetto e..anche il caffè in capsule è fuori dalla mia casa, ma quello che non trovo più nei supermercati a Pescara, dove vivo ,è il late in vetro: sparito, solo nelle bottiglie di plastica.Buon lavoro!!!

amanda deni rossotibet blog |

viva la Moka! brava

Simonetta Pettene |

Anche io Moka Forever, proprio per questo motivo

Maria Rita Salvador |

Moka per sempre!!!!

Carmelina |

Buongorno Csaba e amiche del blog…Non
avevo mai pensato alle 3 R.. per quanto nella mia quotidianità tanti tuoi consigli ne facciamo parte,come la differenziata,il cercare di risparmiare,riscaldare il pasto avanzato,visto non sono brava a riproporlo in modo diverso e anche con gli abiti,specie quelli dei bambini che tenuti in ottimo stato vengono riutilizzati dai cuginetti o amici.
Mi rendo conto però, dai consigli avuti, leggendo il tuo post che la strada è ancora lunga e c’è tanto ancora da imparare giorno per giorno..Grazie Csaba,un abbraccio.

Anna Livia |

Sono una cultori e delle sue idee già da molto tempo. ❤️ Mi associo!

Anna Livia |

Cultrice

Lucia Bianco |

Grazie… farò ancora più attenzione!

Antonella |

La penso esattamente come te….. non è facile…..però ci proviamo!!!!

Milena1981 |

Da un po’ di tempo sono molto sensibile all’argomento, quindi grazie a tutte per gli utili consigli e spunti di riflessione. Non si tratta solo di un impegno etico verso il pianeta e di rispetto per coloro che hanno meno risorse ma anche di una scelta di QUALITÀ DI VITA: comprando meno, riflettendo prima di scegliere, assaporando il gusto dei singoli ingredienti anziché “buttar giù” la prima cosa al volo, mi sento libera dal superfluo e dai condizionamenti, pertanto più autentica. È come un investimento, fatto di piccoli risparmi quotidiani, per un futuro migliore, sobrio, vero. Buona serata.

Roberta |

Che bello leggerti ..sei sempre uno stimolo a migliorare e migliorarsi. Grazie.

Maria Rita Salvador |

Buonasera a tutte.
In famiglia, cerchiamo di essere reducetariani da quando abbiamo assistito alla presentazione del tuo “Honest!y Good” a Firenze. Anche mio marito rimase colpito e tornando a casa, decidemmo di provarci. Da allora la nostra spesa al supermercato si è ridotta del 50/60%, e frequento la macelleria una volta al mese. Tutto questo a vantaggio della spesa a km 0 di.frutta e verdura e del supermercato biologico. La spesa è rimasta la stessa, ma non butto quasi niente e mangiamo molto meglio. Le uova del contadino le metto nel contenitore che gli porto io ed è sempre lo stesso che va e viene. Frutta e verdura nella carta, ma voglio mettermi in cerca dei sacchetti in stoffa studiati proprio per questo utilizzo. Anch’io rifiuto quasi tutti gli imballaggi inutili e faccio la spesa al mercato con il mio fantastico carrellino dove metto tutto dentro senza portare a casa un sacchetto di plastica.
Purtroppo ancora compriamo l’acqua in bottiglia di plastica, perché quella del rubinetto proprio non riusciamo a berla. Vicino casa abbiamo un cannellino di acqua potabile diretto dall’acquedotto, gratuita. Voglio proporre agli uomini di casa di andare a rifornirci con le bottiglie di vetro, direttamente lì, ma non sarà facile convincerli.
Il mio è un impegno quotidiano, e certi gesti ormai sono istintivi e automatici, ma cerco di fare sempre meglio. Il prossimo impegno riguarda i detersivi, che ho già drasticamente ridotto con un uso massiccio di aceto bianco e bicarbonato, e vorrei anche (cosa un po’ più difficile per una fashion victim come me), comprare meno abbigliamento e soprattutto di buona qualità, in modo che duri e privilegi i buoni materiali e prodotti in modo etico. Questo sarà una vera impresa !!!!!
In compenso i miei cosmetici sono tutti ecologici e biologici e anche lì, ne ha guadagnato la pelle e il portafoglio. Esistono dei cosmetici naturali al 100%, che hanno dei costi veramente irrisori e sono ottimi! La pelle cambia completamente, in meglio!
Proviamoci tutte, ognuno con le sue possibilità e volontà, ma almeno proviamoci!!!
Auguri un 2019 libero dalla plastica a tutte noi! Alla prossima!!!

K@ti@ |

Questa regola delle 3 R mi fa venire in mente èl quella delle 3 M che il ginecologo mi aveva imposto durante la mia gravidanza “a rischio” niente Macchina , niente Maccheroni e niente Marito…non l’ho seguita proprio del tutto…😉 Per questa cerco di fare del mio meglio e in primis con il riciclo, mi da una soddisfazione immensa non sprecare gli avanzi, oggi ad esempio con i 7 albumi avanzati dalla preparazione della crema pasticcera ho fatto una frittata d patate cipolla e salsiccia (pochissima) aggiungendo della curcuma stemperata in un pochino di latte per dare colore, mio marito si è meravigliato del risultato chiamandomi MC Giver.

Lucia |

Sono d accordo con te anch io guardo al 2020 secondo decennio a spaventarmi non sono gli anni che che cerco di viverli al meglio in modo piu ragionevole e magari facendo una vita da “maglietta di lana “senza bere fumare mangiar sano senza strafare e stare il piu possibile all aria aperta visto che abito nella campagna del basso veneziano un po grigio ma colorato anche d inverno cerco di comprare meno ma piu sensato con un occhio all ambiente meno spreco meno plastica e sempre con una borsa della spesa tutti i giorni dietro che mi porto al lavoro e riutilizzando quelle bio. Non sarà molto ma èun piccolo contributo grazie Csaba

Barbara |

Come sempre realistica e giusta nelle tue considerazioni…
È da un po’ che cerco di seguire la “regola” delle 3R, cercando nel bene e nel male di fare del mio meglio, è importante per noi stessi per i nostri figli imparare poche e semplici nozioni che ci aiuteranno a vivere meglio. Come hai detto tu non è facile ma si cerca di fare del proprio meglio per quel che riguarda il cibo io ho trovota molto utile programmare un menù settimanale soprattutto per riasparmiare sulla spesa sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista dello spreco potrà sembrare banale ma funziona. Grazie mille per condividere con noi le tue idee oltre alle tue ricette!

Rita |

Quando nei negozi mi propongono sacchetti di plastica li rifiuto, in quanto porto sempre con me borsine di tessuto. Da qualche tempo non mi limito a dire “no, grazie”, come facevo prima ma aggiungo, sorridendo, “cerco di limitare l’uso di plastica” o frasi simili. Quasi sempre questo porta a scambiare due chiacchiere con chi e’ alla cassa, e mi illudo che a furia di ripeterlo piano piano i negozianti si convincano a usare meno imballaggi, e soprattutto, se proprio devono averli, che siano di carta.

csaba csaba |

Fai bene Rita. Se insisteremo, vinceremo. Perché è sempre a piccoli passi che si compie il cammino, per quanto lungo sia… #wereduce ❤️

Elisa Zanatta |

sono d’accordissimo ….io sono cresciuta in campagna in un’azienda agricola nel Trevigiano,ora vivo a Firenze ,adoro vivere in Toscana …ho sempre mangiato frutta ,uova ,carne tt fatto nell’azienda di famiglia…ho sempre fatto le marmellate con mamma,conservato le verdure x tutto l’inverno,sott’oli,sott’aceti…congelati…grigliati…in tutti i modi….sono cresciuta con il latte di mucca…la prima volta ho visto il cartone di latte non capivo come faceva la mia mucca a mettere il latte li…ha ha ha …i miei hanno sempre coltivato il Radicchio Trevigiano che io adoro…il pomeriggio quando tornavo da scuola con le mie sorelle andavamo a sciogliere la merenda nel giardino,uva,mele,pere,fichi,cachi,noci,nocciole,fragole…di tt di più…ilo adoravo le pesche e i pomodori lavati e mangiati a morsi…quando vado a treviso e’ bellissimo prendere il cestino e fare la spesa dai contadini….niente plastica,carta e rifiuti..ero piccolina e già a casa mia facevamo la raccolta differenziata..ora ne ho 43….poi sono venuta in Toscana e x tempo e comodità ho iniziato a comprare al supermercato quasi tutto…alcune cose tipo frutta e verdura mi rifiuto di prenderle ancora ora…e haime’ nel 2007 ho scoperto la celiachia,dopo due anni altre mille allergie alimentari….sarà stato lo stile diverso?il mangiare cose diverse da quelle sane che ero abituata?predisposizione sicuramente….insomma ora cerco di prendere i prodotti dalle aziende a km 0 e sto molto meglio…mangiare bene e sano e importantissimo….un abbraccio Csaba

csaba csaba |

Cara Elisa, che bello il tuo racconto, mi ha fatto vivere per un momento la bellezza della campagna a cui ero abituata da bambina. Adesso il banco del mercato, il più delle volte, e l’ortolano, sono ciò che più è vicino alla realtà. Quando acquisto frutta e verdura al supermercato sento che sto sbagliando (a volte, purtroppo, non ci sono alternative, dipende dove vivi…). Più avanti begli anni spero di poter coronare il mio sogno e tornare alla campagna. per ora me la concedo in vacanza,. e ogni volta che posso. Grazie per le tue parole. Fammo stare bene. HAPPY COOKING!

Maria Rita Salvador |

Cara Elisa, anch’io sono solo nata in Veneto e vivo a Firenze da sempre, quindi mi sento affine a te. Vorrei consolarti dicendoti che anche nella nostra città esistono dei mercati di contadini ,quasi ovunque basta cercare. I nostri prodotti sono tra i migliori in assoluto….abbi fede!!!
Buona spesa!

Carmelina |

Penso hai avuto un infanzia bellissima,vivere come lei da piccola è ancora il mio sogno di oggi..
Per me e la mia famiglia..
Complimenti

Cristina Ve |

Buon Sabato mattina cara Csaba e care Signore. Sono Assolutamente d”accordo con il meno plastica, meno imballi, meno spreco. Sono una tua fan da tanto e anch’io sensibile al”argomento; Vi invito anche ad un’altra riflessione: Oltre che a tutti gli imballi alimentari sopra descritti, Vi siete mai resi conto a quante borsette di carta (spero non più plastica) spesso gioielli, perché lussuosissime, ci portiamo a casa? Ho rimesso in ordine il cassettone che le conteneva e mi sono resa conto dello spreco: meravigliose borse con carta stupenda, manici con cordoncini da favola o sacchetti di stoffa anch’essi incredibili, che puntualmente metto da parte per il famoso riciclo e puntualmente li butto a baule pieno. Qualsiasi cosa compri ti arriva un sacchetto, un profumo, una medicina, una maglietta. Certo è bello attraversare il centro con 10 sacchetti in mano magari se sono anche di marche famose, tuttavia penso che la consapevolezza del reducetariano passi anche attraverso un’apparenza che considera il bello ed elegante ma che passi oltre quello status quo. Io dall’inizio dell’anno dico “no grazie” anche al meraviglioso sacchetto della boutique e ho sempre con me delle borsettine ripiegabili fatte con vecchi sari indiani, e se decido di fare shopping importante di abbigliamento mi porto la mia borsa anonima e lussuosa tenuta da parte per l’occasione. Csaba, Signore che dite?
Cristina Ve

csaba csaba |

Cara Cristina, grazie per la tua riflessione. Sì, anche io ho un “baule” sotto il lavello della lavanderia, dove metto queste borse in carta. E anche le mie sono troppe. Quando ero ragazza mi piaceva l’idea dell’imballo prezioso, ora decisamente meno. Diciamo che mi piace se c’è un’occasione speciale (ovviamente, ad esempio se fai un regalo, è giusto che sia incartato bene). In farmacia, nei negozi che frequento spesso, tutte le volte che posso dico “non si preoccupi, lo metto direttamente in borsa”. L’altro giorno, una commessa mi ha detto “comunque il sacchetto è gratuito”. Ho sorriso e ho messo il mio struccante nuovo nella borsa. Ho rispostro “oh, non era per quello. Grazie comunque”. Sì, anche questo significa essere reducetariani. Certo. Non serve essere “integerrimi e senza macchia” – basta cominciare a ridurre. Poco a poco, è sempre più facile…

K@ti@ |

Mah…io questi sacchetti di acrta li uso per gettare fuori nel bidone della carta quella che si accumula durante la settimana…non ne ho poi molti, ma d’altro canto non faccio neppure troppi acquisti….

csaba csaba |

Anche io Katia utilizzo le buste per gettare il resto nella differenziata. E mi arrabbio quando vedo nel bidone della carta i giornali dentro i sacchetti di plastica (non ci vorrebbe molto a capire che non vab bene…) Un’altra copsa che faccio è tenere i sacchetti di carta della verdura che mi dà l’ortolano e poi glieli riporto una volta al mese 🙂 .